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Gli amanti dell’arte accorrono a Palazzo Pisani-Revedin per l’inaugurazione di “Paesaggi”

Gli amanti dell’arte accorrono a Palazzo Pisani-Revedin per l’inaugurazione di “Paesaggi”

Il nuovo incontro proposto dal Centro Culturale di Palazzo Pisani-Revedin è dedicato al tema “Paesaggi” ed espone le opere di Mauro Boschin, Nikola Novakova, Massimo Puppi e Bruna Scanferlin, presentati di Emanuele Horodniceanu. Un omaggio speciale è stato riservato all’opera grafica di Patrizia Bambini.

L’inaugurazione è avvenuta sabato 29 gennaio presso il Palazzo Pisani-Revedin. Dopo l’introduzione di Samuel Baghdassarian, direttore del centro culturale, Horodniceanu ha presentato gli artisti.
“Le vie del e nel paesaggio, naturale e umano, sono infinite. Le si può raccogliere su una tela, si possono meditare, ripercorrere, reinventare,” disse Emanuele Horodniceanu. Come celebrante di un antico rito, il pittore si pone dinanzi alla natura, quella che sta fuori e quella che sta dentro, lasciando scorrere colori e sentimenti, memorie e pensieri. L’artista esplora ciò che vede e che sente, lo accoglie in sé, lo tramuta, ne fa colore.


Per Mauro Boschin, la natura porta con sé la folle libertà di una fiaba. Un percorso irrequieto il suo, tra paesaggi noti e sconosciuti, dove villaggi, alberi, fiori, esseri umani e animali si fanno protagonisti di un danzar pittorico in onore di un mondo agreste perduto. Gesto della memoria, felice nostalgia di un passato vissuto secondo i duri ritmi della terra e del cielo, del sole e della luna, dell’estate e dell’inverno.


Anche Nikola Novakova attraversa la natura, traghettandola in una felice dimensione fantastico-surreale dove, tra ambienti lagunari e il verde dei giardini, si muovono i suoi personaggi/paesaggi: alberi, fiori, animali e figure. Una ricerca pittorica che si manifesta in leggere e meravigliose “pagine di colore” nelle quali si incontrano vitalità chagalliane e fiabe ceche riportate in laguna. Aeree composizioni oniriche che raccolgono magia e ironia.


“Bruna Scanferlin ci rapporta ad una pura esaltante dimensione paesaggistica, nella quale si muove da anni con sapienza e pazienza pittorica,” disse Horodniceanu.
Paesaggi reali quelli di Scanferlin, visti, vissuti, studiati, meditati, riportati sulla tela con un certosino lavoro di velature cromatiche. Ed è il manifestarsi della natura, dall’alba sino a entrar nella notte, percorso nella laguna, itinerario tra colline e montagne. Grandi spazi e ritagli di paesaggio, barene e isole, angoli di verde, stagni e ruscelli: Bruna Scanferlin cerca il sublime nella natura, lo manifesta con un prezioso dipingere che esalta la purezza dell’acqua e celebra i moti della luce e dell’ombra, a fare del paesaggio pura visione ed emozione.


“Massimo Puppi vaga in se stesso, guardando indietro, attorno e soprattutto avanti, facendo dei suoi dipinti dei taccuini di storia personale e altrui,” secondo Horodniceanu.
Puppi e la sua pittura itinerante, dove la natura è soprattutto un Uomo alla scoperta di sé e dell’attorno, un essere umano in perenne cammino che si interroga ed esplora. Pittura che si nutre di concettualità, che al gesto del colore preferisce l’andar del pensiero, l’appunto, la scritta, l’ex-voto per ricordare, per non disperdere la memoria, anche quella del dolore. Della “lagunarità” di Puppi restano tracce di barche che si replicano, all’interno di un complesso mosaico fatto di itinerari, mappe, inquadrature, tasselli di un viaggio che è soprattutto interiore, tra passato e presente, cronaca e poesia.


E infine Lili Olbi, anche a nome di Silvano Gosporini, entrambi dell’Atelier Aperto di Venezia, hanno condiviso i commenti per celebrare l’opera di Patrizia Bambini, dicendo che era “un omaggio rivolto all’artista che tanto si è prodigata nel tempo per far emergere la grafica sperimentale”. La pittrice, ha detto Olbi, “ha potuto attraverso le varie tecniche scavalcare il segno e trovare nella ricerca, portata avanti all’ Atelier Aperto, quel linguaggio fatto di paste fluide, schiacci-impressioni e rilievi, che consentono la stampa a colori”.


L’inaugurazione è avvenuta sabato 29 gennaio presso il Palazzo Pisani-Revedin.


“Le vie del e nel paesaggio, naturale e umano, sono infinite. Le si può raccogliere su una tela, si possono meditare, ripercorrere, reinventare,” disse Emanuele Horodniceanu. Come celebrante di un antico rito, il pittore si pone dinanzi alla natura, quella che sta fuori e quella che sta dentro, lasciando scorrere colori e sentimenti, memorie e pensieri. L’artista esplora ciò che vede e che sente, lo accoglie in sé, lo tramuta, ne fa colore.


Per Mauro Boschin, la natura porta con sé la folle libertà di una fiaba. Un percorso irrequieto il suo, tra paesaggi noti e sconosciuti, dove villaggi, alberi, fiori, esseri umani e animali si fanno protagonisti di un danzar pittorico in onore di un mondo agreste perduto. Gesto della memoria, felice nostalgia di un passato vissuto secondo i duri ritmi della terra e del cielo, del sole e della luna, dell’estate e dell’inverno.


Anche Nikola Novakova attraversa la natura, traghettandola in una felice dimensione fantastico-surreale dove, tra ambienti lagunari e il verde dei giardini, si muovono i suoi personaggi/paesaggi: alberi, fiori, animali e figure. Una ricerca pittorica che si manifesta in leggere e meravigliose “pagine di colore” nelle quali si incontrano vitalità chagalliane e fiabe ceche riportate in laguna. Aeree composizioni oniriche che raccolgono magia e ironia.


“Bruna Scanferlin ci rapporta ad una pura esaltante dimensione paesaggistica, nella quale si muove da anni con sapienza e pazienza pittorica,” disse Horodniceanu.


Paesaggi reali quelli di Scanferlin, visti, vissuti, studiati, meditati, riportati sulla tela con un certosino lavoro di velature cromatiche. Ed è il manifestarsi della natura, dall’alba sino a entrar nella notte, percorso nella laguna, itinerario tra colline e montagne. Grandi spazi e ritagli di paesaggio, barene e isole, angoli di verde, stagni e ruscelli: Bruna Scanferlin cerca il sublime nella natura, lo manifesta con un prezioso dipingere che esalta la purezza dell’acqua e celebra i moti della luce e dell’ombra, a fare del paesaggio pura visione ed emozione.


“Massimo Puppi vaga in se stesso, guardando indietro, attorno e soprattutto avanti, facendo dei suoi dipinti dei taccuini di storia personale e altrui,” secondo Horodniceanu.
Puppi e la sua pittura itinerante, dove la natura è soprattutto un Uomo alla scoperta di sé e dell’attorno, un essere umano in perenne cammino che si interroga ed esplora. Pittura che si nutre di concettualità, che al gesto del colore preferisce l’andar del pensiero, l’appunto, la scritta, l’ex-voto per ricordare, per non disperdere la memoria, anche quella del dolore. Della “lagunarità” di Puppi restano tracce di barche che si replicano, all’interno di un complesso mosaico fatto di itinerari, mappe, inquadrature, tasselli di un viaggio che è soprattutto interiore, tra passato e presente, cronaca e poesia.


E infine Lili Olbi, anche a nome di Silvano Gosporini, entrambi dell’Atelier Aperto di Venezia, hanno condiviso i commenti per celebrare l’opera di Patrizia Bambini, dicendo che era “un omaggio rivolto all’artista che tanto si è prodigata nel tempo per far emergere la grafica sperimentale”. La pittrice, ha detto Olbi, “ha potuto attraverso le varie tecniche scavalcare il segno e trovare nella ricerca, portata avanti all’ Atelier Aperto, quel linguaggio fatto di paste fluide, schiacci-impressioni e rilievi, che consentono la stampa a colori”.

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